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  11  .   La  Rivoluzione  e  la  coscienza  patriottica   del  popolo
francese.
  
  Da: J. Michelet, Storia della Rivoluzione, Rizzoli, Milano, 1960.
     
         Si   calcola  che  sulla  Rivoluzione  francese  siano  state
         pubblicate  pi  di  centomila  opere  di  vario  tipo;  tale
         smisurata bibliografia deriva principalmente da due  fattori:
         l'enorme  portata  storica dell'evento,  che  segna  la  fine
         dell'epoca   dell'assolutismo   e   il   passaggio    all'et
         contemporanea,  e  il fatto che nell'arco  di  quel  decennio
         alla fine del Settecento la Francia fu sede di una specie  di
         laboratorio   politico-sociale  che  affront,   dibattendole
         accanitamente   e  sperimentando  soluzioni,   tutte   quelle
         questioni  politiche,  economiche  e  sociali  che  avrebbero
         caratterizzato   le  epoche  successive.   Per   quest'ultimo
         motivo,  la  storiografia sulla Rivoluzione  francese,  oltre
         che  smisurata,  anche caratterizzata dalla forte  incidenza
         degli    orientamenti    politici    degli    storici.    Gi
         nell'Ottocento   si   possono   distinguere   due    correnti
         principali:   quella   di  tendenza  liberale,   che   valuta
         positivamente le prime vicende rivoluzionarie e  condanna  la
         fase  della  dittatura  giacobina, e quella  di  orientamento
         democratico  e socialista, che sottolinea invece l'importanza
         delle   iniziative  promosse  dai  ceti  popolari  ed  esalta
         personaggi   come   Robespierre  e   gli   "arrabbiati".   Di
         ispirazione   democratico-nazionale     l'opera   di   Jules
         Michelet,   che   vede  nella  Rivoluzione  un   momento   di
         importanza  fondamentale per la formazione di  una  coscienza
         patriottica  nel  popolo francese. Ci risulta  evidente  nel
         passo  qui riportato, in cui lo storico francese descrive  la
         reazione   della   Francia   rivoluzionaria   alla   minaccia
         dell'invasione  straniera  con  una  vibrante  partecipazione
         emotiva,  tanto  che la ricostruzione storica  pare  pi  una
         appassionata rievocazione.

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Il  tradimento di Longwy e quello di Verdun [due fortezze  ai  confini
orientali  della Francia, che nel 1792 si consegnarono ai  prussiani],
di  cui  si  ebbe  notizia  subito  dopo,  riempirono  Parigi  di  una
sensazione  di vertigine e di terrore. Non c'era pi nulla di  sicuro.
Era  troppo  evidente che lo straniero aveva dappertutto  intelligenze
[spie, specialmente tra i preti refrattari e gli aristocratici].  Esso
avanzava  con  una sicurezza, una fiducia significativa,  come  in  un
paese  che  gli  appartenesse. Chi l'avrebbe fermato  fino  a  Parigi?
Apparentemente  nulla.  Anche  qui,  quale  resistenza  sarebbe  stata
possibile   in   mezzo  a  tanti  traditori?  Questi  traditori   come
distinguerli?  Ciascuno  osservava il vicino;  sulle  piazze  e  nelle
strade,  il  passante  gettava  al passante  uno  sguardo  diffidente,
inquieto;  tutti si immaginavano di vedere, in tutti,  gli  amici  del
nemico ...
     Parigi  si  sentiva in pericolo; certo su di essa si voleva  dare
un  grande  esempio.  Ognuno cominciava a fare  il  proprio  esame  di
coscienza,  e non c'era nessuno che avesse motivo di rassicurarsi  ...
Che cosa sarebbe successo alle trentamila persone ... che erano andate
a  prendere il re a Versailles, alle ventimila che avevano  invaso  il
castello  il d 20 giugno, che l'avevano forzato il 10 agosto?  Tutti,
sicuramente, rei di attentato contro la persona del re. Le  donne,  in
ogni  famiglia, cominciavano a preoccuparsi molto; esse non  dormivano
quasi pi; e la loro immaginazione, piena di turbamento, non sapendo a
che afferrarsi, partoriva terribili sogni. [...]
     E  il  pericolo esterno non era ancora il maggiore.  I  Prussiani
erano  nemici meno terribili che non i preti; l'armata sopraggiungente
all'Est   era   poca  cosa,  in  confronto  alla  grande  cospirazione
ecclesiastica  per  armare i contadini dell'Ovest. Parigi  si  trovava
ancora sotto il colpo del tradimento di Longwy, quando apprese che  le
campagne  dei  Deux-Svres  [dipartimento della  Francia  occidentale]
avevano  preso le armi: era il principio di una lunga scia di polvere.
In  quello  stesso momento, essa scoppia, e il Morbihan  [dipartimento
della  regione costiera della Bretagna meridionale comprendente alcune
isole]  prende fuoco. La stessa democratica Grenoble  il focolaio  di
un  complotto  aristocratico. I corrieri giungevano  ininterrottamente
all'Assemblea nazionale; essa non aveva il tempo di rimettersi da  una
notizia,  che  ne sopravveniva un'altra pi terribile.  Si  era  sotto
l'impressione di quei pericoli dell'interno, quando si apprese che dal
Nord  scattava  la retroguardia della grande invasione,  un  corpo  di
trentamila  Russi.  E  il punto centrale, il nodo  della  grande  tela
tessuta dai traditori, ove collocarlo? dove si riattaccava, per  usare
l'efficace  espressione  di  un autore  del  Medioevo,  il  pericoloso
tessuto  del ragno universale? dove, se non alle Tuileries?  E  adesso
che le Tuileries erano state colpite dalla folgore, il trono infranto,
il  re prigioniero e gettato nella polvere, proprio attorno alla torre
del  Tempio  veniva  a  riannodarsi la tela a brandelli,  la  rete  si
ricostituiva  ...  Cos  Luigi  sedicesimo,  detronizzato,   decaduto,
persino  al  Tempio  era  formidabile. Aveva perduto  le  Tuileries  e
conservava  l'Europa;  aveva tutti i re per alleati,  la  Francia  era
sola.  Egli  aveva tutti i preti per amici, difensori e  avvocati,  in
tutte  le nazioni; ogni giorno si predicava per lui in tutta la terra,
gli  si donava il cuore delle popolazioni credule, si creavano  a  lui
dei  soldati,  e  dei  nemici  mortali  alla  Rivoluzione.  C'era   da
scommettere a cento contro uno che egli non sarebbe perito  (la  testa
di  un  simile ostaggio era troppo preziosa) ma che sarebbe perita  la
Francia, avendo a poco a poco contro di s non soltanto i re, ma anche
i  popoli,  di  cui  si pervertiva la coscienza  ...  La  Francia  era
disorganizzata, e quasi dissolta, tradita, consegnata e venduta.
     E  proprio a questo punto, in cui essa si sent addosso  la  mano
della  morte, con una violenta e terribile contrazione suscit  da  se
stessa  una  potenza inattesa; fece scaturire dal suo seno una  fiamma
che  il mondo non aveva mai visto. [...] Ah come vorrei poter mostrare
la  Francia  in quel grande e sublime giorno! E' ben poca cosa  vedere
Parigi.  Come  vorrei che si potessero vedere tanti  dipartimenti,  in
piedi,  compatti  in  otto  giorni, e in  atto  di  lanciare  ciascuno
un'armata  per  marciare contro il nemico! Le offerte personali  erano
innumerevoli,  parecchie  eccessive.  Due  uomini,  da  soli,  armano,
montano,  equipaggiano uno squadrone di cavalleria ciascuno.  Parecchi
diedero  senza  riserve tutto ci che avevano.  In  un  villaggio  non
lontano  da  Parigi,  quando fu eretta la  tribuna  per  ricevere  gli
arruolamenti e le offerte, si vide il
     
     p 467 .
     
     villaggio  donare  se stesso, portare la somma  enorme  di  quasi
trecentomila franchi. Quando il contadino arriva al punto di donare il
suo denaro, il suo sangue non conta pi, dopo; egli lo d, lo prodiga.
C'erano padri che offrivano tutti i propri figli, poi pensavano di non
aver fatto ancora abbastanza, si armavano, partivano anch'essi. [...]
     Ci  che  era  veramente  pi  serio,  pi  commovente,  era   il
sentimento   di  profonda  mirabile  solidariet  che  si  manifestava
dappertutto. Ognuno si rivolgeva agli altri, parlava, pregava  per  la
patria.  Ognuno si faceva arruolatore, andava di casa in casa, offriva
a  chi  poteva  partire armi, un'uniforme e quello di  cui  disponeva.
Tutti  erano oratori, tutti predicavano, dissertavano, cantavano  inni
patriottici ... E sopra tutti questi rumori una grande voce  risuonava
nei  cuori,  voce  muta, tanto pi profonda ... la voce  stessa  della
Francia,  eloquente in tutti i suoi simboli, patetica nel pi  tragico
di  tutti,  la  bandiera, santa e terribile della Patria in  pericolo,
appesa  alle  finestre  dell'Htel de  Ville  [il  palazzo  comunale].
Bandiera  immensa, che ondeggiava al vento, e sembrava far segno  alle
legioni popolari di marciare in fretta dai Pirenei alla Schelda, dalla
Senna al Reno.
